Questa versione è stata realizzata dalla collaborazione dei seguenti siti www.joomlaitalia.com | www.joomla.it | www.jmovies.eu | www.luscarpa.eu | www.joomlahost.it |
Home
Postilla su Eluana Stampa
Scritto da Alex Battisti   
sabato 14 febbraio 2009

Le coscienze degli italiani, in queste ultime settimane, sono state divise dal caso di Eluana, la ragazza in stato vegetativo da 17 anni.

Eluana è morta. Sul suo volto di suo padre non si vede affatto sollievo, e nemmeno la soddisfazione per aver raggiunto un obiettivo, ma solo un grande dolore alla fine di un lungo calvario. Non si sa se lei soffrisse durante il coma, né se abbia sofferto morendo.  

Le persone in perfetta salute si chiedono spesso quale sia il senso della vita, figuriamoci quante volte al giorno può porsi questa domanda chi ha un parente costretto in simili condizioni.  E’ difficile stabilire il confine tra la vita e la morte quando è così sottile, ma anche ammesso che quella persona sia viva, è comprensibile la difficoltà dei familiari ad accettare il fatto che un proprio caro viva una vita di quel tipo.

Eluana non parlava, non si muoveva, non deglutiva, non si sa se fosse minimamente cosciente o se provasse sentimenti ed emozioni. Ma il suo cuore continuava a battere, anche se il padre avrebbe preferito di no: la ragazza aveva bisogno di infermieri che la assistessero giorno e notte, che la cambiassero di posizione per evitare piaghe, aveva bisogno dell’alimentazione artificiale 24 ore su 24, ed era sempre immobile nel suo letto.  Naturalmente tutto questo comportava enormi spese mediche, e impediva ai genitori e al resto dei famigliari di avere una vita normale.Tutti spendono belle parole su questo caso, parole eloquenti, malinconiche, magari anche confortanti, ma spesso prive di significato. La verità è che nessuno ha vissuto quel tipo di vita per 17 anni, nessuno per 17 anni si è interrogato puntualmente ogni mattina sul senso della vita e sull’esistenza di un buon motivo per alzarsi dal letto, per andare avanti, e perciò nessuno ha il diritto di giudicare. I mezzi di comunicazione amano fare molta e inutile propaganda su vicende gravi come questa, oltretutto il più delle volte le informazioni che riportano non corrispondono affatto alla verità. Questo contribuisce a fare in modo che le famiglie protagoniste ne escano distrutte: tormentate dai giornalisti, dai medici e dagli esperti, dai giudizi della gente e delle istituzioni. Beppino Englaro ha sopportato questo per anni, sperando ogni volta che tenere duro sarebbe servito a qualcosa, che sarebbe stata la volta buona, che qualche tribunale avrebbe dato finalmente il permesso per mettere fine al calvario di sua figlia donandole una volta per tutte quella che lui diceva essere la libertà. Una libertà che non dà felicità, non dà gioia, ma lascia solo dolore e un grande vuoto dentro.

Si sono dette tante cose in merito alla morte di Eluana, spesso contrastanti: che la vita non è veramente nostra e non possiamo disporne liberamente, che morire è la via più facile per liberarsi della sofferenza, che un genitore dovrebbe accettare e amare un figlio in ogni condizione, oppure che a volte la morte è l’unica via di scampo ad un’interminabile via crucis, che anche se il cuore batte non ci si può definire vivi se non si può disporre delle facoltà intellettive, che ognuno ha diritto di decidere la propria morte liberamente, che la legge esiste apposta per regolare la nostra vita.

Nessuno però si è accorto che con tutti questi giudizi, ragionamenti, manifestazioni, processi medici e giudiziari l’Italia intera ha soltanto strumentalizzato il caso di una ragazza forse irrimediabilmente inferma, trasformandolo in un motivo per fare polemica e creare contrasto tra le diverse fazioni politiche, persino tra il Governo e il Capo dello Stato. Quando un tribunale ha dato il consenso a sospendere l’alimentazione artificiale, il governo ha tentato di produrre in fretta e furia una legge per impedirlo. L’ennesima riprova che la politica italiana è piena di vuoti legislativi e si sveglia sempre all’ultimo momento. Tutto questo non significa affatto che il giudizio di molte persone non fosse sinceramente dettato da sentimenti umani. Però le polemiche hanno solo contribuito a creare ostacolo, difficoltà e sofferenza alla famiglia della ragazza, e non hanno affatto impedito che soffrisse.

  Quello che l’intero paese può imparare da tutta questa storia, è che spesso evitare di prendere posizione non significa evitare il problema, ma è un modo per mostrare rispetto, rispetto per il dolore, per le difficoltà, le fatiche e le sofferenze. Un rispetto che si può esternare in un solo modo: con il silenzio.

Alex Battisti
 
< Prec.   Pros. >

Chi e' online

Abbiamo 3 visitatori online

Statistiche

Visitatori: 52148