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Consumismo? E se il guaio fosse il capitalismo stesso? Stampa
Scritto da Lorenzo Angeli   
martedě 08 gennaio 2008
 

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Siamo ormai costantemente in emergenza: rifiuti, risorse. Si dice che il male del nostro tempo sia il consumo incontrollato della società occidentale e che dunque il rimedio vada cercato nel ritorno alla sobrietà. C’è però chi ritiene che non sia sufficiente, a meno di non mettere in discussione il modello di sviluppo capitalistico su cui l’occidente si fonda.  

 

Il consumismo è uno dei mali peggiori della nostra società; è un impulso a comprare tutto quello che possiamo, spesso fino a spendere tutto il nostro reddito disponibile per oggetti assolutamente inutili e di cui possiamo fare tranquillamente a meno, ma che riteniamo necessari perché bombardati continuamente da pubblicità martellanti e incalzanti. La pubblicità è ovunque: in tv, sui giornali, lungo le strade, allo stadio; si pubblicizzano cose diverse ma con la stessa funzione - tanto che quasi verrebbe da dire: “Ma a cosa servono tante marche? Non ne basta una?” - che si fanno una guerra a chi attira di più l’attenzione. Inoltre questi oggetti non sono mai riutilizzabili, ma usa e getta. Costerebbe meno ricaricare un oggetto, invece di comprarlo nuovo; sarebbe più ecologico. Il fatto è che se, per esempio, invece delle lamette si vendessero soltanto rasoi elettrici, una volta riempito il mercato, le vendite scenderebbero, le industrie non avrebbero i mega introiti di prima e i loro magnati aumenterebbero i prezzi in modo da ricavare l’utile di un tempo. Non sanno, o forse non gli interessa, che il consumismo e l’usa e getta si ritorcerà contro tutti, compresi loro, che non credo saranno contenti di navigare e nuotare in un mare pieno di cartucce di penne e di lamette usate. La causa principale del consumismo è il capitalismo, con la sua corsa a produrre oggetti comodi ed economici ma inquinanti; certo l’inquinamento non è la prima preoccupazione di coloro che producono, poiché il loro fine è il guadagno, sulle spalle di chi è così cieco da non capire la presa in giro loro e delle loro pubblicità che ci inducono a svuotare il nostro portafoglio nei loro a furia di comprare e ci dicono di buttare e ricomprare oggetti nuovi e funzionanti a tutto danno dell’ambiente. La mia opinione è quindi che il consumismo si possa abbattere solo eliminando il capitalismo, chi afferma il contrario è o un capitalista o un cieco. Una conseguenza del capitalismo ed il principale strumento di diffusione del consumismo sono le pubblicità e il controllo dei mezzi di informazione. La pubblicità è dappertutto, adesso anche nei film, e i telegiornali si interrompono per dare spazio ai “consigli per gli acquisti”, come se andare al supermercato e trovarsi di fronte a scaffali traboccanti di prodotti identici ma con nomi diversi, non bastasse a fare confusione. Anni fa Federico Fellini creò uno slogan che recitava “non si interrompe un’emozione”, riferendosi all’uso di mandare pubblicità tra il primo e il secondo tempo di un film; gli anni hanno peggiorato la fruizione e dato ragione a Mediaset, la prima tv commerciale nazionale, contaminando anche la Rai, tanto che la pubblicità scatta ogni mezz’ora e dura più di cinque minuti. Conseguenza della pubblicità è l’aumento dei prezzi: infatti un prodotto non pubblicizzato ha un costo molto inferiore rispetto a un suo gemello pubblicizzato, anche se ciò non significa che sia più scadente. Adesso la pubblicità la mandano anche per posta, mediante volantini inutili e ingombranti, spesso non richiesti. E’ stato calcolato che in Italia circa il 50% della carta prodotta viene sprecato per la pubblicità. Se in Danimarca arrivasse mediante posta un volantino pubblicitario non richiesto, chi lo ha spedito sarebbe passibile di denuncia, mentre da noi ci si ritiene liberi di abbattere alberi, intasare la buca delle lettere e alzare i prezzi, senza che il cittadino possa fare niente. Il ragionamento presupporrebbe che per non inquinare, bisognerebbe rinunciare a pubblicità e all’usa e getta (con un piccolo sacrificio di comodità), perché molte delle risorse naturali sono sprecate e le discariche ormai piene di oggetti che avremmo potuto utilizzare ancora a lungo. La ricerca tecnologica potrebbe fare molto nel campo del riciclaggio e del riutilizzo, ma questo non è quello che vogliono gli imprenditori, che preferiscono orientare i propri clienti verso una politica di consumo continuo. L’ostacolo che ha più bloccato l’affermarsi di un orientamento ecologico è proprio l’opposizione dei grandi capitalisti: costruttori di auto, petrolieri e industriali della plastica e di materiali chimici. A porre un freno alla diffusione dell’idrogeno come fonte rigenerabile, sono i grandi petrolieri e i governi degli stati che li proteggono; lo stesso si dica per la difficoltà a sostituire l’utilizzo di materiali isolanti e super inquinanti con il sughero, la cui coltivazione non avrebbe un costo tale da scoraggiarne lo sfruttamento. E se ogni casa in Italia fosse dotata di un pannello fotovoltaico? Non avremmo più l’Enel. E ho sentito dire di un taglialegna che in Svizzera si è staccato dalla rete elettrica grazie a un proprio pannello: con la corrente che gli avanza produce idrogeno per alimentare il proprio furgone. Sapendo questo, quando sento parlare del nucleare come unica via percorribile, mi si accappona la pelle. L’inquinamento è anche legato al mercato libero europeo: migliaia e migliaia di camion che si spostano da un estremo del continente all’altro per portare merci che si possono trovare benissimo senza essere importate. Perché dovrei trovare nel mio supermercato un tonno norvegese quando il Tirreno ne è pieno? Senza contare che il trasporto inquina e la metà dei camion in circolazione sono vuoti. Dunque i veri mali che infestano il mondo sono il capitalismo e la globalizzazione, che tutelano gli interessi di pochi e dei governi che li proteggono.

Lorenzo Angeli

 
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