Un autobus, una mattina di scuola come tante ...
Questa mattina, come tante altre, ho preso l'autobus, il solito arancione e sgangherato; ho fatto il biglietto e mi sono seduta al solito posto. Fuori il tempo grigio e l'aria gelida. Dentro ... be', ancora peggio. L'unico rumore che ho potuto percepire durante tutto il viaggio è stato il rombo del vecchio motore. Nonostante l'autobus fosse pieno di ragazzi, regnava il vuoto. Tutti alunni pronti ad andare a scuola, facce mute, tristi o assenti, immerse nella loro musica, estraniate da un paio di cuffie. Il tedio sui volti in vista delle prossime sei ore.
Ora mi viene posta la domanda: "In che modo Peppino Impastato parla ancora a un giovane della tua generazione?"
Io piuttosto mi chiedo: "Ma ci sarebbe qualcuno della mia generazione che lo ascolterebbe?" La risposta mi spaventa.
Nel film "I cento passi" viene proposta una scena in cui, nonostante l'evidente realtà che Peppino denunciava, tutti intorno a lui negavano la presenza della mafia e non lo ascoltavano. "Dov'è questa mafia?" Già. In tanti ancora oggi reagiscono così. Non c'è e se c'è è un problema del sud, lontano, che non ci riguarda e noi non possiamo farci niente. Si fa "spallucce" e si tira avanti. Intanto la mafia c'è e ci sarà sempre, perché è radicata nella nostra mentalità. Non basta arrestare un boss o un capo clan per trovare soluzione a un problema culturale. Peppino lo aveva capito tanto tempo fà. Io ritengo che la sua attualità stia in questo: l'unico modo per far reagire i giovani è sensibilizzarli e credo che non vi sia miglior strumento della scuola. Se noi giovani siamo disinteressati alla realtà, ci serve un luogo in cui ci vengano risvegliati l'interesse, la passione e l'impegno per la vita e per ciò che ci accade intorno.
Personalmente, sono rimasta affascinata dall'impegno con cui le scuole superiori di Pesaro hanno organizzato l'inaugurazione del Piazzale del Campus dedicandolo a Peppino Impastato. Ci sono stati cineforum, incontri con le autorità e con chi vicino a Peppino ci aveva vissuto, come suo fratello. Egli, nella giornata in cui noi studenti pesaresi abbiamo ricordato Peppino, ha detto qualcosa di fondamentale che mi ha permesso di riflettere: "E' importante che voi giovani conosciate la Costituzione, perché è il fondamento dell'Italia." Questo è il punto da cui bisognerebbe iniziare per poter costruire una morale italiana, una mentalità che non sia infettata da mafia, denaro, potere e soprusi.
La scuola è il migliore strumento per cominciare; è infatti tra i banchi che ci devono essere insegnati i principi su cui si fonda il nostro paese. Il cambiamento deve avvenire attraverso la forza della cultura che può risvegliare i giovani, insegnare loro a giudicare, a scandalizzarsi e a lottare. La scuola, prima di numeri, complicati concetti e formule, dovrebbe formare dei cittadini, solo in questo modo avrà raggiunto il proprio obiettivo e allo stesso tempo, le giornate sui banchi non srebbero più noiose, bensì diverrebbero motivo di confronto.
Io voglio credere che la mia generazione non sia formata da un branco di ebeti, di pecore che obbediscono ai canoni del conformismo. Sono sicura che possiamo riscattare il nostro paese, voglio credere che salendo su quell'autobus non ci sarà più silenzio, ma tutti avranno qualcosa da dire e un futuro migliore in cui sperare e per cui lottare, proprio come ha fatto Peppino.
Dalila Mulazzani