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Avere la possibilità di incontrare una persona come Gherardo Colombo non è cosa da tutti i giorni. Gherardo Colombo è un ex Magistrato e Pubblico Ministero che ha preso parte ad alcuni dei processi che hanno segnato la storia recente del nostro Paese.
Grazie alla sua disponibilità è stato possibile realizzare un incontro diretto con lui, in cui gli studenti hanno posto domande inerenti al suo libro “Sulle regole” e al tema della legalità.
Colombo è un tipo “tosto”. Sarà perché quando si incontra una persona nota per la prima volta si è presi da un certo stupore e rispetto, ma l’impressione è che dietro la figura di un uomo come chiunque altro ci sia una grande personalità.
Avere la possibilità di incontrare una persona come Gherardo Colombo non è cosa da tutti i giorni.
Gherardo Colombo è un ex Magistrato e Pubblico Ministero, che ha preso parte ad alcuni dei processi che hanno segnato la storia recente del nostro Paese. Dopo aver maturato un’esperienza pluridecennale si è ritirato dalla Magistratura quando ha realizzato che il suo impegno sarebbe stato più utile per un’attività di sensibilizzazione dei cittadini, piuttosto che in un’aula di tribunale. Ed è proprio grazie alla sua disponibilità che è stato possibile realizzare un incontro diretto con lui, in cui gli studenti hanno posto domande inerenti al suo libro “Sulle regole” e al tema della legalità.
In primo luogo Colombo ha proposto un ragionamento riguardo le regole. Ogni civiltà per garantire la convivenza civile individua delle regole dalle quali, poi, scaturisce il senso della giustizia. Stabilire se una legge sia giusta o ingiusta in maniera assoluta è difficile poiché i cittadini hanno modi di pensare totalmente differenti, perciò qualunque contenuto del diritto è giustificato dal fatto di essere espressione di una maggioranza.
Nel libro viene proposto anche un interessante percorso storico sul diritto. Le prime civiltà credevano che l’origine del diritto fosse Dio. Poi il pensiero umano ha concepito l’idea secondo la quale il diritto è giusto quando è naturale, ovvero quando tra gli esseri umani ci sono alcuni principi condivisi da tutti. Si è poi passati al relativismo: il diritto è giusto quando c’è e perciò si giustifica da sé.
Per comprendere alcuni passaggi del discorso affrontato da Colombo è stato necessario conoscere la distinzione tra società verticale e società orizzontale che viene riportata nel suo libro.
La società verticale è quella società che segue una gerarchia e procede per selezione; la persona non ha valore in sé, ma lo acquisisce in relazione al ruolo e alla posizione che occupa all’interno della società; la giustizia consiste nel promuovere e tutelare le gerarchie. Le società verticali sono facili da costituire, perciò sono le prime a realizzarsi nella storia.
La società orizzontale, invece, si basa sul principio di parità degli individui, i quali devono contribuire in base alle proprie capacità, poiché tutti sono indispensabili per il progresso della società stessa.
Secondo Colombo la società orizzontale non è antropologicamente realizzabile perché spesso l’uomo è interessato a restare com’è e non è spinto a migliorarsi seguendo il desiderio di progresso.
Ovviamente il modello di società orizzontale è un’utopia, ma è sicuramente un modello verso cui tendere. Colombo è fiducioso nel progresso della società ed è per questo che ha deciso di dedicare la sua vita alla sensibilizzazione alla legalità e al senso civico dei cittadini.
Questa sua fiducia deriva dalla constatazione di un miglioramento delle condizioni dei soggetti nel corso della storia, anche dal punto di vista dei diritti riconosciuti. È sufficiente pensare al riconoscimento del diritto di voto alle donne che in Italia è avvenuto nel 1946, decenni dopo rispetto alla Nuova Zelanda, la prima nazione a concedere il suffragio universale.
Colombo ha altresì ribadito il valore fondamentale della Costituzione. La Costituzione è il primo passo per la realizzazione di una società che sia strutturata il più possibile in maniera orizzontale. Ma la Costituzione non è sufficiente per attuare questo modello di società. Infatti la convivenza civile è determinata anche dalla convinzione di un soggetto e dai comportamenti personali. La cultura del nostro Paese ha ancora dentro un modello di società verticale. Ciò lo si nota se si osservano i dati del lavoro precario, oppure la condizione degli stranieri non regolari, oppure la cultura diffusa, che spesso è in contrasto con lo spirito delle leggi.
Il ragionamento di Colombo è pienamente condivisibile: non è possibile cambiare se non si cambia la cultura diffusa; però la cultura diffusa non può modificarsi attraverso l’imposizione di un’autorità, ma mediante la convinzione personale del singolo.
Non è stata una semplice lezione di diritto, ma una riflessione sull’importanza del senso della legalità e dell’individuo. Se si vuole educare una nuova generazione al rispetto delle regole occorre partire dall’educazione alla cittadinanza ed essere rispettosi delle regole anche nelle situazioni più semplici, consapevoli di essere cittadini e parte attiva della società.
Luca Maestrini
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