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Il paese dei balocchi: lettera aperta dalla mia generazione Stampa
Scritto da Isabella Maggioli   
giovedě 21 maggio 2009
Sms, chat, password, nickname: è il nuovo linguaggio che definisce la nostra era, fatta di tecnologia e velocità.

 

Via sms la mia generazione manda agli amici “momenti”, “flash” di vita, mentre avremmo tanta voglia di ripetere all’infinito ogni particolare di ciò che di bello o brutto ci succede, chiarire duemila volte i nostri dubbi, farci capire e conoscere a fondo, apprezzare da chi ci sta vicino, per sentirci più sicuri e poco soli, come invece ci sentiamo: soli in mezzo a una folla.La solitudine è una delle “malattie” curate dalla tecnologia. Ed ecco affacciarsi i forum, le chat, e si aprono dallo schermo del nostro pc le porte del mondo, del web, dove tutto è facile e più bello della realtà quotidiana, dove una normale ragazza della mia età può crearsi un nuovo “io” virtuale con un nickname che magari la trasformi in ciò che vorrebbe essere o far credere di essere, e dialogare con altri sconosciuti che come lei hanno voglia di parlare, di dire la loro, protetti dalla maschera che hanno scelto.Credo che sia facile farsi prendere da una nuova vita, diversa da quella reale, tanto che diventa a poco a poco un rifugio, ma anche una gabbia dorata che chiude e crea difficoltà a comunicare nella vita di tutti i giorni. E si finisce con il sentirsi “veri” solo davanti allo schermo mentre invece fingiamo di essere ciò che non siamo: bellissimi, con tanti amici e corteggiatori, ricchi sfondati…In rete tutto si può, provare per credere.E’ più facile che affrontare i nostri coetanei e farci apprezzare per quello che siamo: ragazzi con le loro passioni. Che amano, odiano, ridono, vivono, guardano ma non parlano, e hanno perso l’abitudine a farlo dopo anni di “zitto un momento! Sto guardando il telegiornale, un attimo solo!”E sto parlando della televisione che, ormai preistorica invenzione, ha da sempre riempito le nostre case di volti, voci, notizie. Penso che la tv abbia colmato per prima i vuoti lasciati nelle case dai nonni, dagli zii, dai fratelli maggiori che invece un tempo riempivano le giornate delle loro chiacchiere, dei loro racconti, magari di bisticci e discussioni… ma ci si confrontava guardandosi negli occhi, si sopportava, si rideva, si ascoltava, soprattutto perché era la cosa più interessante e ogni giorno diversa.La famiglia dovrebbe essere questo: un’impresa stimolante in cui vorremmo vivere ed esserci, partecipando con le nostre emozioni.

La tecnologia c’è e serve e laddove la famiglia non crea dei vuoti, delle mancanze, nessuna gabbia tecnologica potrà separarci dalla vita reale.

Insomma, non mi farò trascinare nel paese dei balocchi dal gatto e la volpe, ma vorrei vivere la mia vita crescendo come persona, aprendo la porta al “nuovo”, ragionando e valutando.

Isabella Maggioli
 
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